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Fellini loves Chianciano

Fellini e Chianciano Terme: un bella amicizia durata per tanti anni, fino alla scomparsa del grande regista.

E Fellini amava veramente Chianciano, amava la sua gente, con la quale si intratteneva volentieri a chiacchierare, amava i suoi paesaggi, la sua aria, le sue terme, che frequentava ogni anno insieme all’adorata Giulietta.

E quello che per tanti critici è il suo capolavoro, il film 8 ½ , è stato ispirato proprio dalle Terme di Chianciano, che appaiono – seppure trasfigurate dall’occhio immaginifico del regista – in ogni inquadratura.

Un’atmosfera, che è giunta intatta fino ai giorni nostri.

 

8 1/2 (1962)

Il protagonista Marcello Mastroianni impersona il regista, adottandone il cappello nero, i tic, il modo di muoversi, il comportamento durante le conferenze-stampa, la crisi d'ispirazione del momento e di ogni momento, i sogni inconfessati (radunare in un harem affettuoso e sollecito tutte le donne della vita, farsene servire, governarle con l'amore e con la frusta), i rapporti con gli attori capricciosi e con il produttore onnipotente, le bugie usate con dolcezza come un lubrificante per le asprezze della vita, il legame turbolento con gli intellettuali troppo intelligenti e troppo scoraggianti, la speranza che alla fine tutto sempre s'accomodi in un finale girotondo cordiale guidato da un bambino suonatore di flauto, che coinvolge gli oltre centocinquanta personaggi del film e della vita.

Ma, scrive Tullio Kezich nell'esemplare biografia Fellini, l'universo privato del regista coincide con l'universo privato dell'italiano medio della sua generazione: ecco dunque nel film il ricordo struggente e opprimente dei genitori, la memoria d'una infanzia e di una educazione cattolica, l'andirivieni tra moglie e amante, la speranza riposta nella Chiesa cattolica o negli illusionismi della fantasia, “il massimo dell'autobiografia coincide con il massimo dell'oggettività, verità e menzogna sono due facce della stessa cosa; il film, come narrazione della vita e dei problemi di Fellini, è attendibile sino al punto in cui diventa completamente fantastico”.

Si moltiplicano all'uscita del film le accuse di narcisismo e di autoindulgenza, a cominciare dal titolo che indica l'ottavo film e mezzo diretto dall'autore.

Si esaltano lo spessore e la perfezione dell'opera. Si deplora il fatto che nella provincia italiana il film venga distribuito con i flash-backs virati in color seppia, per renderlo più comprensibile.

Si citano Proust, Joyce, Pirandello, Bergman de Il posto delle fragole.

Si critica l'implosione del regista che racconta un regista, del film sul film: ma se in letteratura (a partire da Thomas Mann, da Guido Piovene) l'esercizio del romanzo di un romanzo è già sperimentato, nessuno aveva fatto qualcosa di simile in un film con la splendente, meravigliosa maestria cinematografica di Fellini.

È forse la sua opera più bella, raffinata, importante e anche difficile, la prima in cui il nome di Fellini appaia prima del titolo e sopra il titolo.

Quando cominciò a girare 8 1/2, Fellini aveva poco più di quarant'anni.

Il successo mondiale e proverbiale de La dolce vita gli aveva dato immensa celebrità e procurato invidie feroci.

Era confuso, dubbioso: più di sempre.

Da principio il film doveva chiamarsi La bella confusione.

Con Mastroianni, Anouk Aimée (la moglie), Sandra Milo (l'amante), Claudia Cardinale (la ragazza ideale), racconta d'un regista incerto sul proprio lavoro, che per ragioni di salute deve passare due settimane a Chianciano, dove le sue giornate si svolgono su due piani: quello reale, fatto di incontri in albergo e alle fonti dell'acqua medicinale, di amici e collaboratori che vengono da Roma a trovarlo, dell'amante tenuta nascosta in un alberghetto, della moglie che si presenta inattesa per fargli compagnia; e un piano fantastico di sogni, immaginazioni e ricordi che lo aggrediscono.

Molto lodato, molto criticato, molto premiato (due Oscar, un gran premio estremamente combattuto al festival di Mosca, un incasso non trionfale ma soddisfacente sul mercato italiano),8 1/2 è pure molto imitato: da Woody Allen in Stardust Memories, da Nanni Moretti in Sogni d'oro, da Francois Truffaut in Effetto notte, da Ingmar Bergman in A proposito di tutte quelle signore, da Bob Fosse in All that Jazz, da Arthur Kopit nel musical di Broadwauy Nine, e da chissà quanti altri ancora nel futuro.

Testo elaborato su recensione de La Stampa.





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